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Mi chiamo Valerio, ho 35 anni e sono il fondatore del Progetto Voce

Sono un ragazzo nato e cresciuto a Roma, in una zona normale, all’interno di una famiglia normale, con degli amici normali. Insomma, un classico ragazzo di periferia che ha passato i suoi primi 20 anni di vita in un totale stato di anonimato. Oh, nulla di strano e niente di cui vergognarsi, perché in fondo, da buon balbuziente quale ero, ho costantemente cercato la via più semplice e più “sicura” per vivere in tranquillità e farmi lasciare in pace.

A pensarci ora, credo d’esser stato il figlio, il ragazzo e l’amico perfetto, insomma, un giovane ragazzo pronto a modellarsi a seconda della situazione che viveva. Sempre pronto a ridere quando gli altri ridevano, ad assecondare qualsiasi idea delle persone che mi stavano accanto, ad accettare al volo il lavoro all’interno dell’azienda di famiglia, ad avere un buon rapporto con tutti, insomma…. la lista sarebbe lunghissima e ve la risparmio. Dopodiché, purtroppo o per fortuna (a seconda di come la vediate) un giorno ho cercato di aprire gli occhi, di capire chi ero e che cosa volevo realmente, da me, dai miei amici… più che altro dalla mia vita. Ed ecco che il mio dito comincia a puntare, incolpando, la causa di tutti quei mali, quelle insoddisfazioni, quegli anni trascorsi come fossi stato l’uomo invisibile: La balbuzie. Bene, ora starete pensando: “Troppo facile dare la colpa a un singolo problema per tutte quelle cose”. Beh, potrà sembrare strano, ma è proprio così, fidatevi. E se in questo momento chi legge è un balbuziente, sa bene a cosa mi riferisco, se invece siete un genitore di un figlio/a che balbetta, credetemi, la balbuzie ti porta a vivere una vita condizionata da un malessere quotidiano, portandoti quindi a scelte basate sulla propria paura.

Ecco quindi che mi sono messo in moto autonomamente, sfruttando tutte le esperienze “forzate” che i miei genitori hanno intrapreso per il mio bene, seppur sempre fallimentari, in ordine cronologico: 3 anni da una psicologa, innumerevoli sedute da più logopedisti e foniatri, due corsi diversi dedicati proprio al superamento della balbuzie (di cui per correttezza non farò i nomi) e per finire altri 2 anni da una psicoterapeuta. Che dire, ho un bel curriculum alle spalle!

Ironia a parte, come dicevo, dopo tutto questo bel bagaglio di esperienze, mi sono ritrovato a sviluppare un mio metodo per superare quel dannato problema. Badate bene, non mi sto arrogando il diritto d’essere chissà quale inventore, la non modestia è l’ultima cosa che mi appartiene, ci mancherebbe, diciamo che ho semplicemente pensato alle singole cose che, nel corso degli anni, mi avevano in qualche modo aiutato in alcune situazioni e, unendo svariate metodologie, ho fatto prove e prove su me stesso, sono caduto fallendo e mi sono rialzato decine di volte, fino a quando, dopo parecchi anni, sono arrivato finalmente a perfezionare il tutto in un unico metodo. Per un bel po’ di tempo ho cominciato quindi ad insegnarlo in forma privata, il passaparola piano piano prendeva piede e mi sono ritrovato di colpo a seguire decine e decine di persone, fino a quando, un bel giorno arrivò Cristian, balbuziente anche lui, per frequentare un mio corso…

Mi chiamo Cristian, ho 29 anni e sono diventato Primo Insegnante

Ma partiamo dal principio.

La mia balbuzie comincia a manifestarsi intorno ai 6 anni di età, e da lì ebbe inizio il mio girovagare tra ospedali, centri di riabilitazione logopedica e visite private.

Inizialmente, la mia era una balbuzie piuttosto lieve, tanto che medici e logopedisti decisero di non prendermi neanche in cura. Ma, col passare del tempo, la situazione peggiorò e tra una visita e l’altra, mia madre prese quindi contatto con uno di questi centri riabilitativi.

Da qui cominciò il mio calvario. La terapia che andai a svolgere, in questo famoso centro, consisteva nel dover, in qualche assurdo modo, occupare semplicemente l’ora di seduta. Come? Beh, oltre a farmi semplicemente parlare, ricordo lo sfondo di logopediste che si scambiavano chiacchiere per fatti loro, poi una partita a “memory” buttata lì per farmi star buono, poi un disegno, qualche frase da ripetere e la silenziosa quanto lunghissima attesa del termine degli ultimi dieci minuti di seduta, che neanche fossi stato a scuola in attesa del suono della campanella. Insomma, come immaginerete, presi coscienza del fatto che in questo modo non avrei mai eliminato il mio problema, e da una più o meno lieve balbuzie, col passare dei mesi il tutto peggiorò ed arrivai quasi a non riuscire più a parlare.

Dopo questa terribile esperienza, stanco di una balbuzie sempre più pressante e l’avvicinarsi dell’esame di maturità, io e la mia famiglia decidemmo di assumere in via privata un’altra logopedista. Anche in questo caso i risultati ottenuti furono molto scarsi, se non nulli e, per giustificare l’insuccesso, la diagnosi di questa “luminare” fu perentoria e quanto mai spietata: il problema non era la sua terapia, bensì un mio fantomatico ritardo mentale. Avete capito bene, ritardo mentale. Aggiungendo poi che questo mio ritardo portava a profonde difficoltà di apprendimento. Ora, per quanto insicuro, timido ed introverso, in cuor mio sapevo perfettamente che quella non era la realtà dei fatti, perché, per quanto avessi difficoltà ad espormi fuori con gli altri, dentro di me, il giovane Cristian lo conoscevo fin troppo bene.

Decisi comunque di non arrendermi, mi ribellai all’idea di trascorrere tutta la mia vita sotto scacco della balbuzie, nella costante paura di sentirmi sbagliato, nel “vorrei ma non posso”. Quindi cercai ancora un aiuto, sperando che questo fosse veramente reale e definitivo. Trovai Valerio, ma trovai soprattutto il coraggio di rimettermi a nudo agli occhi d’un estraneo. Trovai il coraggio di fidarmi nuovamente.

Adesso, non starò qui a scrivere su di lui parole di elogio né tantomeno quanto non lo ringrazierò mai abbastanza, vorrei solamente cercare di farvi capire cosa si prova una volta finito il corso, raccontandovi giusto una parte della mia storia. Una volta compreso che ciò che ti ha afflitto e ossessionato per tutta la tua vita non esiste più, una volta compreso che per la prima volta hai tu e soltanto tu il pieno controllo della tua vita perché finalmente riesci a parlare e ad importi su ciò che vuoi, beh… è come nascere una seconda volta. Qualsiasi altra spiegazione sarebbe inutile, fidatevi.

Ciò che vorrei ottenere con questo Progetto Voce, è che tutte le persone che ogni dannato giorno soffrono quanto io ho sofferto, possano trovare in questo corso la forza di non arrendersi, di ribellarsi a un destino per loro falsamente già scritto, e che pretendao una seconda chance dalla vita, come l’ho avuta io.

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Ma quindi chi siamo?

Ma quindi chi siamo?

Siamo due semplici ragazzi con quel pizzico di sensibilità in più che contraddistingue il nostro mondo, il mondo di chi ha passato gran parte della sua vita con questo problema sulle spalle e che, per forza di cose, ha forgiato inesorabilmente il nostro carattere più o meno comune.

 

Siamo due sognatori che, dopo aver superato innumerevoli ostacoli, hanno cercato di trasformare il loro ormai passato problema in un’opportunità. E così ci siamo ritrovati a pensare in grande e a modellare quell’opportunità in un riscatto personale, in una ragione di vita, facendolo diventare il nostro lavoro primario, riuscendo quindi a creare questo Progetto, affinché diventi una risorsa concreta per altri ragazzi come noi.